“La tua dieta sei tu”: ecco perché non è solo questione di peso

Nel suo ultimo libro, in uscita a febbraio, Monica Germani sottolinea l’importanza della consapevolezza e dell’accettazione di sé. Due concetti alla base del suo META Experience

Manca sempre meno all’uscita de “La tua dieta sei tu. Liberati dalle ossessioni alimentari e trasforma la tua vita”, il nuovissimo libro di Monica Germani, già in pre-order su Amazon. Per l’occasione, la dottoressa, dietista e nutrizionista, ha risposto ad alcune domande a proposito, in un’intervista poi pubblicata sulla sezione Cook del Corriere della Sera. Qual è il concetto alla base de La tua dieta sei tu?

Secondo l’ideatrice del Meta Experience, “il peso non è solo un numero sulla bilancia, è la nostra immagine allo specchio. C’è una storia che rivive in quella cifra banalissima, eppure presa spesso troppo sul serio. Non a caso, le nostre forme sono la sintesi di una vita vissuta. Peccato che, a volte, ce ne dimentichiamo e pensiamo soltanto a dimagrire, ignorando un dettaglio imprescindibile. Il nostro corpo non è un contenitore di calorie, ma l’insieme di esperienze, vittorie e sconfitte, debolezze e fragilità.

Cancellare quello che siamo, scrollandoci di dosso i chili di troppo, è più facile, almeno in apparenza. Così come pensare che mangiare meno ed eliminare certi alimenti sia ciò che serve per tornare in forma e ritrovare un equilibrio con il cibo. Niente di più scorretto. L’approccio giusto è un altro e passa dall’accettazione di sé, con tutti i pregi e i difetti che ognuno ha. Ed è anche l’unico punto di partenza possibile per cominciare un reale percorso di cambiamento che porti a una metamorfosi vera e profonda”. In sostanza, i chili in più non contano. Sembra un paradosso, ma è così. 

La tua dieta sei tu, il nuovo libro di Monica Germani
Il nuovo libro di Monica Germani, “La tua dieta sei tu”

“La tua dieta sei tu”: cosa si intende davvero?

Dottoressa, partiamo dal titolo che è, sì, accattivante. Ma, in concreto, che cosa intende quando dice “La tua dieta sei tu”?

Con “La tua dieta sei tu” voglio dire che qualunque cosa mangiamo o beviamo non può prescindere da noi e dalla nostra storia. E che una qualsivoglia dieta, senza un percorso interiore che punti e conduca all’accettazione di sé, darà (forse) risultati nell’immediato, ma mai a lungo termine. Questo perché non esistono alimenti che fanno bene o che fanno male. Non esiste un lecito o un proibito. Esistono casomai scelte consapevoli, quelle che ti portano a una metamorfosi vera e profonda. Che poi è la sola strada per (ri)trovare il proprio equilibrio. Ecco, qui sta il vero significato di “La tua dieta sei tu”.

Ci spieghi…

Essere in pace con sé stessi significa avere una maggiore consapevolezza della propria persona che cambia nel tempo. Ma soprattutto vuol dire riconoscersi e piacersi per quel che si è nel presente, qui e ora. Ogni giorno si cresce e ci si arricchisce di esperienze. Il corpo di oggi è il racconto di un individuo diverso da quello di ieri. Inutile, e controproducente, cercare di rimanere aggrappati a una fotografia non più attuale nel tentativo di somigliare a una versione altra di sé. Somigliare non significa essere. Occorre invece imparare a stare in un corpo che, con le sue imperfezioni, ha molto da raccontare. Accettarsi con pregi e difetti è l’unico punto di partenza possibile per cominciare un reale percorso di cambiamento e andare incontro a una metamorfosi vera e profonda. Quella che ti cambia persino il concetto di dieta.

Cioè?

La dieta in quanto tale è un compromesso tra scienza e società, motivazione, abitudine, consapevolezza e accettazione. Quando un percorso di dimagrimento è accompagnato dalle giuste strategie, è l’idea stessa dello stare a dieta che, nella testa, cambia. In altre parole, non si è più a stecchetto, si sta semplicemente cambiando lo stile di vita. Per fare degli esempi, non si sta rinunciando a un dolce, si è felici di non averne più bisogno solo per sentirsi coccolati. Non ci si obbliga a fare del movimento. Casomai si realizza quanto il corpo è in grado di fare. E, nel fare, quanto benessere riesca a regalare. Cambiano le prospettive: una volta intrapreso il percorso, continuare sulla strada è più facile di quanto possa sembrare. Serve solo un piccolo diario di bordo sopra cui annotare alimenti, motivazioni e stati d’animo.

“La tua dieta sei tu”: il peso non è tutto.

Il peso, giusto per avere un riferimento, non si annota?

No. Sarebbe come tenere a portata di mano la fotografia del passato di cui sopra, dimenticando che siamo nel presente. Ricordiamoci che il peso comunica solo una parte, non l’intero. Mi rendo conto che molti di noi tendono a focalizzarsi sui chili di troppo come se essere magri fosse di per sé sinonimo di stare bene. Ribadisco, non è così. Alle volte poi si “corregge la mira” finendo per concentrarsi sull’indice di massa corporea (BMI), senza considerare la varietà della popolazione attuale e l’evoluzione sociale degli ultimi cinquant’anni. Lo spiego sempre ai miei pazienti anche attraverso immagini e grafici: gli esempi veicolano i messaggi in maniera più chiara, immediata ed efficace. 

Essere in salute è un’equazione complessa che parte dalla conformazione fisica e passa dall’equilibrio interiore per arrivare alle abitudini alimentari e all’attitudine al movimento. Ecco perché non credo che la prima cosa da fare per dimagrire sia tagliare in modo netto le calorie o determinate categorie di alimenti. Il benessere di una persona, inteso come stare bene, deve essere visto nel suo insieme e, al contempo, nell’insieme delle sue molteplici variabili. Bisogna partire dall’accettazione del corpo e della propria natura per costruire un’immagine di sé positiva e armoniosa. “La tua dieta sei tu” affronta proprio questo aspetto.

Il peso non è mai una questione estetica, tutti i corpi sono diversi e unici: qualcuno è curvy, altri sono skinny, altri ancora scultorei. È solo il connubio tra la propria natura e lo stile di vita più adatto al proprio modo di essere e alle proprie esigenze a definire la corporatura finale: nessuna dieta potrà fare la differenza nel lungo periodo se non è calibrata sulla nostra storia e sulle abitudini personali. META Experience nasce proprio da questa premessa: inquadra il concetto di peso in una visione ampia, tenendo conto del nostro vissuto, delle nostre caratteristiche fisiche, emotive e psicologiche.

Dieta equilibrata e consapevolezza di sé

A tavola sgarro sì o no?

Gratificarsi attraverso il cibo, senza sensi di colpa, è un’opzione?

Di più, un dovere. Faccio una premessa. Da che siamo al mondo, il cibo è veicolo di gratificazione e consolazione che ci accompagna fino all’età adulta. Durante il cammino scopriamo via via i sapori e le tradizioni, le ricorrenze e le feste di famiglia che nella nostra cultura si traducono in colazioni, pranzi e cene. In un modo naturale per rafforzare un legame sociale e volersi bene. Aggiungo che, in quanto italiani, una pietanza non è solo un mix di ingredienti meravigliosi, ma un insieme di trascorsi storici, di ricette tramandate e trasformate nel tempo, di emozioni. Quello che mangiamo definisce la nostra identità e il nostro modo di comunicare con gli altri. 

Ecco perché provare un senso di piacere quando si è a tavola insieme alle persone care, con la calma propria del convivio, è la cosa più salutare al mondo. Senso di piacere di cui non dobbiamo avere paura in virtù di quello stile di vita, fatto di accettazione di sé e consapevolezza, acquisito cammin facendo. E che ci consente di sdoganare persino qualche piccolo sfizio da gustare con soddisfazione. Gratificazione sia, dunque: d’altra parte maggiore è l’esplosione di sapori in tavola e minore sarà la quantità richiesta. In altre parole, se ci si gratifica con costanza e buon senso, ma senza eccessi e disordini, le tentazioni rimarranno un ricordo.

Ci siamo concessi più di uno stravizio. Il digiuno può aiutare a rimettersi in carreggiata?

Per noi italiani, amanti della dieta mediterranea con tutta la sua meravigliosa biodiversità territoriale e stagionale, la tavola è e deve essere un momento di piacere, di salute, di condivisione e non una inutile frustrazione. Gli eccessi, come quelli delle feste appena trascorse, si smaltiscono mangiando, non saltando i pasti. Basta scegliere i cibi giusti, quelli capaci di riequilibrare il metabolismo e depurare l’organismo da tossine e liquidi accumulati. Il segreto è concedersi stravizi senza lasciarsi sopraffare dal senso di colpa e imparare a recuperare il giorno successivo, senza digiunare. È sufficiente ridurre le portate, tagliare qualche caloria a ogni pasto, scegliere pietanze semplici. Nient’altro. La regola da tenere sempre a mente è una sola: a ogni pasto ipercalorico deve corrisponderne uno compensatorio.

Fatto proprio questo concetto, potremo sbizzarrirci in libertà. Il cioccolato, per esempio, è uno dei tanti alimenti demonizzati. Peccato, perché è invece molto ricco di antiossidanti e potassio. Non ha senso escluderlo, l’importante è non esagerare. D’altra parte la frutta, se in eccesso (più di 3 porzioni al giorno), può nuocere perché fornisce una quantità di zuccheri semplici superiore rispetto alle linee guida raccomandate. In sostanza, bisogna mangiare tutto con moderazione. E senza saltare i pasti perché renderebbe tutto più complicato. Arrivare al pasto successivo cercando di controllare l’appetito sarebbe infatti difficile. Inoltre, se si saltano i pasti, il metabolismo rallenta e così quando si mangia un po’ di più si rischia veramente di ingrassare.

Facciamo un esempio, dottoressa. Arriviamo da una giornata di eccessi alimentari, ci siamo gratificati senza sensi di colpa. E l’indomani?

Se a colazione mangiamo abitualmente 5 biscotti, cominceremo la giornata con 3 soltanto. Se temiamo di avere fame, scegliamo qualcosa di meno calorico e mangiamone di più, come per esempio yogurt con cereali o un paio di fette biscottate con il miele. Lo stesso vale per i pasti principali: cerchiamo di preferire un secondo piatto magari alla griglia o preparato con vino o Marsala (è più appetitoso e poco calorico) accompagnato da verdure crude o cotte; riduciamo la quantità di olio e pane. Per qualche giorno evitiamo eccessi di zuccheri e grassi. Beviamo tanta acqua e passeggiamo almeno mezz’ora al giorno.

Dieta sana ed equilibrata

“La tua dieta sei tu”: Cosa ci dice il Dna

Lei sostiene che lo studio del Dna sia la nuova frontiera della medicina. In questo contesto come lo spiega?

La genetica è uno strumento di prevenzione utilissimo che permette di comprendere come le caratteristiche individuali possano influire non soltanto su alimentazione e metabolismo, ma anche sulla probabilità di sviluppare malattie. Tradotto: il genoma non è mai la causa diretta dell’aumento di peso, ma è un indicatore importantissimo del funzionamento del nostro corpo: se il corpo arranca in alcuni processi biologici e lo stile di vita non è adeguato, il peso aumenta con maggiore facilità e le alterazioni che ne conseguono si manifestano precocemente.

Azzardo: possiamo dire che la dieta comincia dal Dna?

In un certo senso sì. Conoscere il proprio codice genetico significa conoscere se stessi, anche a livello metabolico e, di conseguenza, permette di realizzare diete mirate e personalizzate. Il test del Dna, da non confondere mai con quello delle intolleranze alimentari, ci indica se si è predisposti alla celiachia, all’intolleranza patologica al lattosio, al nichel, all’alcol, ai solfiti e alla caffeina, e ci mette nella condizione di adottare semplici strategie per vivere serenamente il rapporto con il cibo.

Dottoressa, qualche ricetta per gratificarci senza sensi di colpa?

Ce ne sono tante, per tutti, anche vegani e celiaci. Penso ad esempio al riso con funghi porcini e zucca, al filetto di branzino in panure senza glutine, al tiramisù light e molte altre ancora.

Ringraziamo Chiara Amati e il Corriere della Sera per l’intervista.

La tua dieta sei tu“, il nuovo libro di Monica Germani, già disponibile in pre-order su Amazon. A partire da febbraio, acquistabile in tutte le librerie fisiche e digitali.

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